Osservatorio | Gennaio 2026
Il 2026 è partito con record e tensioni: calma e gesso
In sintesi:
Il biglietto da visita del 2026 è di anno da record. Nuovi massimi sono stati toccati nei mercati azionari e dei metalli preziosi. Soprattutto sono sempre più frequenti i rivolgimenti geopolitici (Venezuela, Iran, Groenlandia) e i rapporti tra USA ed Europa non sono mai stati così tesi.
Il Giappone si presenta come protagonista, grazie alla perfomance della Borsa, all’economia che continua a crescere e all’inflazione che resiste a livelli normali (3%), mentre in passato ha sempre lasciato rapidamente il posto alla deflazione.
Lo yen ha continuato a indebolirsi nonostante il restringimento della forbice dei tassi di interesse con gli USA. Non è una novità assoluta e questa volta asseconda la volontà della Banca del Giappone di normalizzare gradualmente il costo del denaro, attenuando le ripercussioni sull’economia.
Lo scenario globale si conferma di buona ripresa e inflazione sotto controllo.
Negli USA il PIL aumenta a ritmi “cinesi” per le oscillazioni delle esportazioni nette che sono state causate dalle incertezze sui dazi. Consumi e investimenti privati vanno bene e sta tornando un barlume di fiducia nei consumatori.
L’India frena un po’, la Cina consolida i progressi e nel resto dell’Asia ci sono segnali di ripartenza del manifatturiero. L’Eurozona marcia a passo moderato.
Dietro le alte quotazioni di azioni e metalli non ferrosi (oro, argento, rame) ci sono i fondamentali della diffusione delle tecnologie digitali e verdi, che ne fanno lievitare la domanda più dell’offerta, mentre il biondo metallo diventa la vera moneta di riserva di fronte al declino del dollaro, come confermano i movimenti che hanno fatto seguito alle nuove minacce di Trump di usare i dazi contro l’Europa come arma di persuasione per avere la Groenlandia.
Il commercio mondiale è cresciuto molto nel 2025. I dazi hanno messo in moto forti flussi di scambi sia per anticiparli sia per adattare le catene del valore alle nuove barriere tariffarie. La Cina è stata particolarmente rapida e abile a reindirizzare le vendite all’estero.