Essere Previdenti | Giugno 2026
La rubrica pubblicata dal Corriere del Ticino e dedicata al tema della previdenza professionale, a cura di Fabrizio Ammirati.
La Svizzera che cambia
Si sente spesso affermare che il sistema previdenziale svizzero rappresenta un modello tra i più solidi al mondo. Ciononostante, il Consiglio federale sente la necessità di riformarlo. Perché?
I motivi sono molteplici e vanno dall’invecchiamento della popolazione, alla trasformazione del mercato del lavoro, alla diffusione del lavoro a tempo parziale.
Tutte queste dinamiche creano spesso lacune e squilibri che spingono a rivedere il modello sociale di previdenza. Ecco allora che si (ri)affacciano all’orizzonte sia la riforma del primo pilastro, sia quella del secondo. Sul fronte del primo pilastro, il Consiglio federale ha avviato il 20 maggio 2026 la procedura di consultazione sulla riforma AVS 2030, con l’obiettivo di stabilizzare le finanze dell’assicurazione vecchiaia per il periodo 2030–2040 e di adeguarla all’evoluzione della società.
Le misure proposte puntano essenzialmente a prolungare la vita attiva. In concreto, si prevede di abolire l’attuale limite massimo di contribuzione fissato a 70 anni e di innalzare la soglia salariale a partire dalla quale scattano i contributi per i lavoratori che proseguono l’attività dopo i 65 anni. Un elemento politicamente significativo della proposta è ciò che essa deliberatamente esclude: un innalzamento generalizzato dell’età di riferimento, ossia l’età prevista per andare in pensione, 65 anni per intenderci.
La scelta non è casuale. L’esperienza insegna che misure di questo tipo mobilitano il fronte referendario per portare tutto al voto, con (probabile) bocciatura di tutto l’impianto di riforma.
È allora evidente la tattica del Consiglio Federale, ossia procedere con interventi mirati, tecnicamente solidi ma politicamente meno esposti, nella speranza di costruire un consenso parlamentare sufficiente ad evitare il voto popolare.
Analogo ragionamento si applica al cantiere del secondo pilastro, che rimane aperto dopo la netta bocciatura della riforma LPP 21 nel settembre 2024. Quella riforma aveva il merito di affrontare nodi strutturali— il tasso di conversione troppo alto rispetto all’aspettativa di vita effettiva, la scarsa copertura dei lavoratori a basso reddito e a tempo parziale — ma le soluzioni proposte non sono affatto piaciute agli elettori.
Per superare l’impasse susseguente alla bocciatura della riforma, la politica sta già lavorando a una serie di interventi puntuali che possano modernizzare la LPP senza esporre il progetto al rischio referendario. Le direzioni di lavoro sono molteplici. Da un lato, la realtà del mercato del lavoro svizzero è cambiata profondamente: oggi la maggioranza dei lavoratori è assicurata presso istituti di previdenza collettivi o comuni, e sempre meno presso casse aziendali. La legge dovrebbe adattare le regole di governance, vigilanza e trasparenza a questo modello prevalente. Dall’altro, la soglia di accesso alla previdenza obbligatoria — ancora fissata a 22’680 franchi annui — esclude di fatto molti lavoratori con contratti atipici, part-time o plurimi, privandoli di una copertura adeguata per la vecchiaia.
Abbassare questa soglia significa includere nel sistema categorie oggi rimaste ai margini, ampliando la copertura assicurativa e migliorando al tempo stesso la solidità finanziaria delle casse grazie a una base contributiva più ampia.
Vi è poi la questione del massimale assicurabile: alcuni chiedono di alzarlo per garantire una copertura più adeguata ai redditi più alti, mentre altri propongono di ridurre il salario massimo per limitare le possibilità di ottimizzazione fiscale attraverso riscatti nella cassa pensioni.
Ad ogni modo la strategia politica privilegia la via degli interventi selettivi e parlamentari, evitando una riforma organica che potrebbe diventare bersaglio di un nuovo referendum. La lezione del settembre 2024 è stata assimilata: anche in Svizzera, le grandi riforme previdenziali non si vincono con la complessità tecnica, ma con innovazioni puntuali minime e tangibili finalizzate al beneficio della collettività.